Mostra del pittore Werther Morigi.

OTTEGA D'ARTE
Viale Romagna, 63 MILANO MARITTIMA (RA) tei. 329.9264309
Stagione Espositiva 2006. Orari visita: 17,30-19,30 e 21- 24
dal 8 Luglio al 24 Settembre 2006
Mostra Antologica Retrospettiva
WERTHER MORIGI
" // Pittore, la Campagna, gli Animali "

Dai fiori, dalla terra pastosa e densa, dalle erbe di biada nasce il colore di Werther Morigi : " Un Baf-fone di campagna" diceva Ariosto Gheller di lui - " curioso filosofo del pennello." Morigi lo si incon-trava di notte per le strade di un mondo che è sempre stato il suo studio, una simpatica leggenda colo-rata, che rappresenta quel genere di pittori di ieri, alle prese con un lavoro sofferto e gioioso al contem-po, ispirato da neve e sole, da autunni e primavere. I suoi quadri tracciano un sentiero attraverso croma-tiche riflessioni sulla natura, il prossimo, le cose, il creato e il creatore.
Il filo infrangibile tra il pittore, nato all'Ospedaletto di Forlì nel 1915, e la propria terra, emerge in ogni sua opera esposta alla Bottega d'Arte nella Cinquantacinquesima personale retrospettiva intitolata: " II Pittore, la Campagna, gli Animali ".Curata da Camillo Savasta, col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell'ENIT e del Comune di Cervia, Assessorati alla Cultura e al Turismo. L'Archivio del Corpus Opera Omnia attiguo alla galleria è diretto dal dinamico figlio dell'artista, il dott. Walter Morigi che, in quindici anni, dopo la mancanza del padre, ogni anno coinvolge pubblico e critica in inedite mostre tematiche con lo scopo di presentare e spiegare ogni opera del Pittore. Oggi si ha il privilegio di ammirare quello che, per volontà dello stesso Maestro, non era mai stato espo-sto in quanto egli non riteneva mostrare in vita tutta la sua produzione, ciò per dame una lettura sedimen-tata dall'eternità esistenziale. Egli fuggiva notorietà e successo ed era disturbato dalla acquisita popolari-tà che non gli consentiva di continuare, come sempre, a fare solo ciò che voleva: " Per giocare, come lui diceva, con pennelli e colori." La mostra è una passeggiata nei sentieri campestri, umorali e tonali, nei rizomi ancestrali della Romagna che accomunano al sentimento antifolcloristico, attraverso gli ingredien-ti della natura universale. Un artista vitalissimo, medium cromatico del messaggio ideale della pittura ma-terica agli uomini, col quale si è caparbiamente costruito uno spazio importante nel mondo dell'arte, pur preferendo il fuoricampo dai mercati e gallerie private. Morigi accarezzava la propria libertà tra il grano, le nubi del cielo, tra i sogni e le notti stellate, tra il bosco di Ladino e la pineta di Cervia, dove alternativamen-te risiedeva, tra i clochards della Senna e i musicisti di Harlem, dipingendo visioni molteplici nelle quali si legge il suo diario quotidiano. E in quel suo vario teatro dalle assi poetiche, la luce occhieggia tenue o pro-rompente da tessuti sposati al multicolore della materia; tonalità variegate ed impalpabili nella loro natura-le potenza indelebile e simbolica. Il gioco delle ricette cromatiche dell'universo che Werther Morigi ha in-terpretato, è stato diretto dalla regia di un paio di pupille verdi, veloci e luminose. Dalle sue grandi mani contadine sono nati panorami indescrivibili, colori impossibili, poesie impronunciabili, brezze, calure, gelate ed, arte, Arte. I buoni risultati si devono ad una espressione artistica capace di trasmettere, con uno spirito ricco di immensa carica vitale, l'inclinazione in grado di toccare i sentimenti e le emozioni del pubblico. Carpisce che il segreto dell'arte è quello di non farsi sommergere dai flutti del tempo e unisce diverse ge-nerazioni nel medesimo impulso che spinge a credere in ciò che ha senso e pregio nella vita. L'odiernità ci porta ad esistere all'insegna di consumi pervasivi e globalizzanti, circondati da espressioni artistiche irritanti ed inammissibili, che certamente non portano l'arte a farci provare un'esperienza di bel-lezza ed armonia. Molte rassegne estetiche risultano fugaci, frivole, insulse, destinate a farsi dimenticare, oppure irruenti e purtroppo specchianti la sfiducia dei giovani di elaborare e edificare qualcosa che abbia effetti sensuali; a guisa dell'epidemia di tempi prettamente consumistici.

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